Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/8

Oggi: la giustizia del paese, che non è la giustizia.

Capitolo I, pp. 22-27

La macchina accusatoria si è dunque messa in moto, ed il capitano di giustizia va in cerca del commissario per la salute tenendo già per certo che vi sia stata l’unzione dei muri per propagare la peste: la distorsione degli eventi, una volta iniziata, produce ciecamente i suoi effetti. Manzoni qui sviluppa un inciso, per riflettere su casi più vicini nel tempo, nei quali sarebbe potuto accadere qualcosa di simile, con l’attribuzione di colpe ad innocenti. Allo scrittore preme tornare sul meccanismo collettivo che ingenera reazioni così scomposte, ed qui egli aggiunge ulteriori elementi al catalogo delle passioni che aveva avviato nell’Introduzione all’opera: il sospetto e l’esasperazione. L’argomento è qui solo accennato: i capitoli de I promessi sposi sulla peste rendono peraltro ben chiaro l’effetto sociale di questi due atteggiamenti, soprattutto con il protrarsi del tempo. Essendo passioni, anche per essi Manzoni ritiene ci possa essere una cura, rappresentata da ragione e carità: un’attitudine laica la prima, cristiana la seconda, in accordo con la formazione dello scrittore.

“Quel sospetto e quella esasperazion medesima nascono ugualmente all’occasion di mali che possono esser benissimo, e sono in effetto, qualche volta, cagionati da malizia umana; e il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prender per colpevoli degli sventurati, sui più vani indizi e sulle più avventate affermazioni.” (p. 23)

 

C’è un altro aspetto sociale che a Manzoni importa evidenziare al suo lettore, quello della pressione che le situazioni esasperate di questo tipo crea su chi deve prendere delle decisioni: riferendosi ai giurati che, in Normandia, dovettero valutare sugli eventuali responsabili di alcuni incendi, egli chiosa

“felici que’ giurati, se entrarono nella loro sala ben persuasi che non sapevano ancor nulla, se non rimase loro nella mente alcun rimbombo di quel rumore di fuori, se pensarono, non che essi erano il paese, come si dice spesso con un traslato di quelli che fanno perder di vista il carattere proprio e essenziale della cosa, con un traslato sinistro e crudele nei casi in cui il paese si sia già formato un giudizio senza averne i mezzi; ma ch’eran uomini esclusivamente investiti della sacra, necessaria, terribile autorità di decidere se altri uomini siano colpevoli o innocenti.” (p. 24)

C’è un nucleo centrale di ragionamento che appare dirimente, qui: chi ha decisioni da prendere sulla vita degli uomini, ha l’obbligo di astenersi dal sentimento dell’opinione pubblica: formarsi un giudizio collettivo non significa necessariamente avere i mezzi per compierlo. Si tratta di un’indicazione preziosa, che fa da sottotesto, nel romanzo, ai momenti in cui i politici entrano in relazione con le attese del popolo, e che lì trova la sua più evidente manifestazione nella figura del Ferrer che opera demagogicamente per compiacere l’opinione pubblica, e causa in realtà la rovina di Milano.

 

Dopo questo inciso, Manzoni rimette in moto la macchina della giustizia milanese, che giunge al presunto untore e al suo primo interrogatorio; qui, lo scrittore preannuncia di dover aprire un ampio inciso, che avrà come argomento i modi di svolgimento degli interrogatori dei sospetti.

 

 

 

 

compiacere e causa le rovine di Milano.

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