Twittami e dimenticami (a margine di piccoli equivoci in riva al Noncello)

È capitato anche nella piccola sfera naoniana, che un protagonista delle, grandi o piccole che siano, vicende politiche locali abbia espresso live i suoi giudizi cinguettosi su una discussione in corso , e che dopo qualche ora li  abbia cancellati -quando ormai quei giudizi avevano trovato i loro lettori e prodotto le loro conseguenze. È capitato e continua a capitare, a Pordenone e ovunque, in politica e ovunque.
Cose che capitano, appunto, come effetto della combinazione tra un intento comunicativo nuovo e una sociologia comunicativa secolare. L’intento comunicativo è quello impressionistico, situazionale che origina il Tweet; la sociologia è quella che accompagna la parola scritta dai tempi, come voleva Havelock, di Platone, per cui le parole posano e michelstaedterianamente pesano.
Insomma, io affido al Tweet la parola che dovrebbe sciogliersi e volare, ma essa, una volta scritta, resta, perché un lettore e una cache di Google ci saranno sempre a dare una forma diversa a quanto comunicai. Un bell’affare, e forse anche per questo a #sotn2012 si è parlato molto del diritto all’oblio come di una dimensione irrinunciabile.

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ricordatelo, nina

Piazza Risorgimento. Pordenone. Poco prima delle due del pomeriggio.

Sedute ad una delle panchine-con-schienale della piazza, due donne: è una coppia anziana-badante dell’Est, una delle tante che s’incrociano per questa e altre piazze.

La signora più anziana è composta, in ordine, seduta appoggiata ad un bastone. Ascolta.

Ascolta l’altra, una signora sui trenta, che legge, in un italiano scandito a voce alta, con una musicalità che identifico per vicinoslava. Croata, direi.

Non vedo il titolo che la donna più giovane legge, però colgo (più o meno) una scheggia di lettura: “Voler possedere la persona amata è distruggere l’amore”. La giovane donna guarda l’altra. E lei, appoggiata al bastone, guarda un momento in avanti, da qualche parte, più nel tempo che in questo spazio. E dopo un po’ dice: “Vero. Ricordatelo, nina”.