2 giugno, il “mio” articolo

Con alcuni frequentatori della pagina Facebook della mia scuola ci siamo proposti, per il 2 giugno, di “adottare” ognuno un articolo della Costituzione, e di spiegare perchè.

Io ho scelto l’articolo 5, quello che suona così:

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

La parola-chiave di questo articolo, ripetuta due volte, è “autonomia”. Una parola antica, e seguirne un po’ l’etimologia (attività cui, per formazione, sono incline), ne mostra una densa articolazione. Essa si compone, prima di tutto, infatti, del prefisso “auto” che rimanda al greco “autòs”, il pronome della riflessività, il che richiama dunque il fatto che il concetto veicolato cade nell’ambito di quanto dipende dal soggetto. In secondo luogo, c’è un’altra parola greca, “nomos”: e su questa qualche riflessione in più sta bene.

Dunque: “nomos” è il “pascolo”. Ed il pascolo è il posto dove si portano pecore e capre a nutrirsi. Non roba da Heidi e Fiocchi di Neve, storicamente: ma ambiente di fiere contese, in alcuni casi cruente. Bisogna mettersi d’accordo sull’uso del pascolo: se si vuole sopravvivere, prima di tutto.

Ecco. “nomos” è questo. Il pascolo, dove ci si trova più volte con pecore e capre, e dove dai e dai, a furia di trovarsi (e magari scontrarsi) si cominciano a negoziare regole, turni, condivisioni. “Pascolo” diventa “abitudine” e abitudine diventa “norma”. Niente di rigido, insomma, anzi: il lavorio paziente delle relazioni.

Dunque: “autonomia” è, per etimologia, il trovare dentro di sé le ragioni che consentono di vivere la socialità, nell’ambito delle relazioni tra me e gli altri, in tutte le loro implicazioni.  Qualcosa di molto kantiano, per gli appassionati di filosofia: o, se vogliamo, qualcosa di molto vicino alla nostra capacità, fin da piccoli, di regolarci, e di giocare a pallone con gli amici senza arbitro.

Così, perché ad imbrogliare, il pascolo va in rovina, e con lui, noi.