Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/32

Oggi, contenuto extra: Manzoni, Orazio, l’uomo politico

A pagina 125 del suo lavoro, Manzoni, come si è visto, commenta il diniego dei magistrati alla richiesta, formulata da Padilla padre, di rinviare l’esecuzione di Mora e Piazza, per consentire di acquisire nuove testimonianze, utili per la causa del figlio. I giudici replicano che ormai il popolo esclamava; che, insomma, la pressione dell’opinione pubblica richiedeva che non si indugiasse. L’osservazione dello scrittore è messa tra parentesi, e accompagnata da un riferimento ad un testo di Orazio, lasciando al lettore il confronto con quella fonte. Vediamo il verso citato da Manzoni nel suo contesto, che è quello dell’inizio di Carmina, 3,3:

 

Iustum et tenacem propositi virum
non civium ardor prava iubentium,
non voltus instantis tyranni
mente quatit solida neque Auster,

dux inquieti turbidus Hadriae,               5
nec fulminantis magna manus Iovis:
si fractus inlabatur orbis,
inpavidum ferient ruinae.

(Il tumulto dei cittadini che ordinano azioni disoneste,

od il volto di un tiranno incombente

non scuotono, nella sua solida intenzione,

l’uomo giusto  e tenace nel suo proposito, e neppure l’austro,

 torbida guida dell’inquieto Adriatico,

né la grande mano di Giove saettante:

se ilmondo, distrutto, crollerà

le rovine lo colpiranno, impavido.”)

Il testo viene da una di quelle che vengono definite le “odi romane”, che aprono il terzo libro e che rimandano ai valori sui quali si è fondata la grandezza di Roma, che Orazio esalta, in consonanza con la politica culturale di Ottaviano. Il valore qui celebrato è quello della saldezza degli intendimenti, che non cede sotto la spinta né del volere del popolo, né di un tiranno, né per la furia degli elementi esterni. Appare evidente che questa saldezza imperturbabile sia, per lo scrittore italiano, il valore, che dovrebbe essere proprio dell’uomo che ha incarichi pubblici, negato dal comportamento dei giudici milanesi.

La saldezza cui il testo oraziano rimanda è, inoltre, in contrapposizione con la furia delle passioni, che fin dall’inizio del testo per Manzoni costituisce la chiave interpretativa dell’intera vicenda.

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