Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/27

Oggi: le contraddizioni che non si voglion vedere.

Capitolo 4, pp. 102-106

Con il nuovo interrogatorio del barbiere la vicenda del processo trova un suo snodo fondamentale. Messo alla tortura, Mora va oltre le domande sulle sue contraddizioni, e confessa di aver preparato l’unzione per diffondere la peste. Manzoni ha seri dubbi su questa ampia ammissione:

“Ci troviam, dico, tra il credere che il Mora s’accusasse, senza esserne interrogato, d’un delitto orribile, che non aveva commesso, che doveva procacciargli una morte spaventosa, e il congetturar che coloro, mentre riconoscevan col fatto di non avere un titolo sufficiente di tormentarlo per fargli confessar quel delitto, profittassero della tortura datagli con un altro pretesto, per cavargli di bocca una tal confessione. Veda il lettore quel che gli pare di dovere scegliere.” (p. 103)

 

Il barbiere, dopo la confessione, si trova a dover dare spiegazione del perché avesse voluto diffondere la peste, ed offre una spiegazione secondo la quale lui e Piazza avevano progettato il contagio per trarne profitto nelle rispettive attività:

“Ora, l’infelicissimo Mora, ridotto a improvvisar nuove favole, per confermar quella che doveva condurlo a un atroce supplizio, disse, in quell’interrogatorio, che la bava de’ morti di peste l’aveva avuta dal commissario, che questo gli aveva proposto il delitto, e che il motivo del fare e dell’accettare una proposta simile era che, ammalandosi, con quel mezzo, molte persone, avrebbero guadagnato molto tutt’e due: uno, nel suo posto di commissario; l’altro, con lo spaccio del preservativo.” (p. 104)

Qui, Manzoni invita il lettore a prestare attenzione alla contraddizione tra la versione di Piazza, che aveva detto che il barbiere gli si era rivolto quasi casualmente, per strada, e quella dello stesso Mora:

Ecco dunque due cagioni d’un solo delitto: due cagioni, non solo diverse, ma opposte e incompatibili. l’uomo stesso che, secondo una confessione, offre largamente danari per avere un complice; secondo l’altra, acconsente al delitto per la speranza d’un miserabile guadagno.” (p. 105)

Una contraddizione evidente, salvo ai giudici, che non ritengono di approfondirla, e passano avanti:

I nostri esaminatori, avuta quella risposta del Mora: perché lui hauerebbe guadagnato assai, poiché si sarian ammalate delle persone assai, et io hauerei guadagnato assai con il mio elettuario, passarono ad altro. Dopo ciò, basterà, se non è anche troppo, il toccar di fuga, e in parte, il rimanente di quel costituto.” (p. 106)

Il più, su quell’interrogatorio, nota Manzoni, si è detto: l’evidente incongruenza della confessione, la contraddittorietà delle versioni di Mora e di Piazza, con, sullo sfondo, le pressioni degli inquirenti per costruire una qualche parvenza di motivazione per procedere. Il nodo, come sempre per lo scrittore, è la deliberazione, dopo la quale le azioni vengono di conseguenza.

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