Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/18

Oggi: Contenuto extra

La storia e la persona

Con le pagine centrali del terzo capitolo, lo scrittore, come si è visto, abbandona quasi repentinamente l’ampia analisi delle fonti storiche per portarci vicini ad una persona che si trova davanti ad una scelta. Questo movimento richiama, con al forza della sua repentinità, l’assunto fondamentale che sostiene tutto il lavoro, cioè l’esistenza di uno spazio tra i condizionamenti esterni nei quali si svolge la vicenda degli uomini e la loro azione.

La convinzione che regge le pagine introduttive dalla Storia è che il complesso delle leggi, e delle interpretazioni delle leggi, disponibili ai giudici al tempo della peste non spiega la vicenda del processo agli untori, sia nella sua origine, che nei suoi movimenti. C’è un di più: il di più è stato rappresentato dalle scelte che di volta in volta hanno orientato gli eventi. Le pagine fin qui lette argomentano l’assunto: a partire dall’evento inziale, in cui la supposizione della prima testimone si trasforma rapidamente, per via di ingigantimento collettivo della diceria, in dato di fatto, per proseguire via via con l’uso irregolare della tortura, con la sua irregolare reiterazione, con la relazione artefatta allo Spinola e, infine, con l’altrettanto irregolare proposta d’immunità, in cambio di una confessione, all’accusato, il commissario di Sanità Piazza.

In tutto questo, fino al punto in cui è giunta la narrazione, il potente lievito che ha agito è stata la spinta dei desideri e delle passioni collettive, di quell’entità che Manzoni chiama pubblico: desideri e passioni che cercano sbrigativamente colpevoli e soluzioni. Fin qui, tutti gli atti irregolari presentati sono stati atti disposti da qualche soggetto più o meno collettivo, ma non diversamente individuato.

Il primo atto davvero personale, che Manzoni ci presenta guardandolo dal di fuori (perché, come si è detto, questa è una storia e non un romanzo) è la scelta, portatrice di nuove sventure, di un perseguitato, lo stesso Piazza. Abbiamo notato le simmetrie tra la vicenda del commissario di Sanità e quelle della monaca di Monza; in entrambe le vicende, all’autore interessa mettere il lettore di fronte al dramma della scelta perniciosa e forzata, pur sempre però, per lo scrittore, scelta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...