Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/14

 Oggi: le ragioni della ragione, e la violenza che cerca di prendersi la ragione.
Capitolo 3, pp. 55-57

Manzoni torna alle vicende del processo, che si presenta da subito nella luce dell’assurdità. All’inizio, Piazza risponde alle accuse con il coraggio disperato di chi è dalla parte della ragione e non ritiene di cedere alla forza che si vuole imporre:

Se me la vogliono anche far attaccar al collo, lo faccino; che di queste cose che mi hanno interrogato non ne so niente, rispose l’infelice, con quella specie di coraggio disperato, con cui la ragione sfida alle volte la forza, come per farle sentire che, a qualunque segno arrivi, non arriverà mai a diventar ragione.” (p. 55)

La tattica dei giudici è la ricerca di una contraddizione, di una piccola bugia, in modo tale da far sentire nel torto l’accusato anche di fronte alle imputazioni più grosse; ma il commissario di Sanità continua a proclamarsi innocente. Manzoni rileva questo gioco delle parti, la cui violenza aumenta progressivamente:

Volevan prima domarlo co’ tormenti; questi eran per loro gli argomenti verosimili e probabili, richiesti dalla legge; volevan fargli sentire quale terribile, immediata conseguenza veniva dal risponder loro di no; volevano che si confessasse bugiardo una volta, per acquistare il diritto di non credergli, quando avrebbe detto: sono innocente. Ma non ottennero l’iniquo intento.” (pp. 56-57)

La prima giornata d’interrogatori si conclude così.

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