Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/13

Oggi: come si genera un giudizio…pregiudiziale

Capitolo 3, pp. 52-55

Dopo aver chiarito che gli interpreti del diritto avevano circoscritto l’uso della tortura ai casi di constatata evidenza della bugia, Manzoni determina la responsabilità specifica dei giudici milanesi:

Vollero appunto costoro cominciar dalla tortura. Senza entrare in nulla che toccasse circostanze, né sostanziali né accidentali, del presunto delitto, moltiplicarono interrogazioni inconcludenti, per farne uscir de’ pretesti di dire alla vittima destinata: non è verisimile; e, dando insieme a inverisimiglianze asserite la forza di bugie legalmente provate, intimar la tortura.” (p. 53)

Ma perché? Manzoni tratteggia la spiegazione nelle righe successive, mettendo in evidenza il peso determinante delle aspettative dell’opinione pubblica e richiamando in causa una passione, la furia:

non cercavano una verità, ma volevano una confessione: non sapendo quanto vantaggio avrebbero avuto nell’esame del fatto supposto, volevano venir presto al dolore, che dava loro un vantaggio pronto e sicuro: avevan furia. Tutto Milano sapeva (è il vocabolo usato in casi simili) che Guglielmo Piazza aveva unti i muri, gli usci, gli anditi di via della Vetra; e loro che l’avevan nelle mani, non l’avrebbero fatto confessar subito a lui!” (p. 53)

La diceria si era fatta già processo, e giudizio, e questo sollecitava i giudici a fare con furia. C’è la dinamica della diffusione dei giudizi bell’e fatti dei tempi stessi in cui viviamo.

Manzoni si fa quindi portatore di una possibile obiezione: quella per cui l’uso della tortura fosse giustificato dall’esecrabilità del delitto. Ma anche questa obiezione non regge: gli scrittori di diritto, caso mai, intensificano la sanzione quando è il momento della pena, non nella procedura dell’indagine:

Si dirà forse che, in faccia alla giurisprudenza, se non alla coscienza, tutto era giustificato dalla massima detestabile, ma allora ricevuta, che ne’ delitti più atroci fosse lecito oltrepassare il diritto? Lasciamo da parte che l’opinion più comune, anzi quasi universale, de’ giureconsulti, era (e se al ciel piace, doveva essere) che una tal massima non potesse applicarsi alla procedura, ma soltanto alla pena.” (p. 53)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...