Quaranta giorni con la Storia della colonna infame/2

Oggi parliamo di libero arbitrio.

 

Introduzione, pp. 11-12

Dopo aver individuato nella rabbia e nel timore le passioni perverse che hanno attraversato quanti furono protagonisti della condanna degli untori, e dopo aver attribuito alla propria operazione letteraria la finalità catartica di consentire al lettore di riconoscere quelle disposizioni, avvertirle come possibilità e quindi rifuggirle, l’autore passa a definire una questione, per lui, ancora più importante. Se gli eventi dolorosi, che sono oggetto della narrazione,  fossero avvenuti come conseguenza automatica dell’ignoranza dei tempi e della barbarie delle leggi, non ci sarebbe nessuno spazio per l’esercizio della scelta da parte degli uomini:

 Ci par di vedere la natura umana spinta invincibilmente al male da cagioni indipendenti dal suo arbitrio, e come legata in un sogno perverso e affannoso, da cui non ha mezzo di riscotersi, di cui non può nemmeno accorgersi.” (p. 12)

Non ci sarebbe, quindi, nessuna possibilità per il libero arbitrio, ma solo la cieca realizzazione di determinate premesse causali. Se non ci fosse il libero arbitrio, aggiunge Manzoni,

cercando un colpevole contro cui sdegnarsi a ragione, il pensiero si trova con raccapriccio condotto a esitare tra due bestemmie, che son due deliri: negar la Provvidenza, o accusarla.” (p. 12)

Il libero arbitrio, invece, apre lo spazio della responsabilità dell’uomo nella scelta tra bene e male, nella convinzione che quegli accusatori

se non seppero quello che facevano, fu per non volerlo sapere, fu per quell’ignoranza che l’uomo assume e perde a suo piacere, e non è una scusa, ma una colpa” (p. 12).

L’indagine sui fatti del processo agli untori diventa così, per lo scrittore, anche un’indagine metafisica: lo spazio di esercizio della propria libertà è quello che sottrae l’uomo al meccanicismo, sia esso di origine divina o deterministica, e che, per altro verso, rende pensabile, secondo l’autore, la dimensione provvidenziale, anch’essa, quindi, tutt’altro che meccanicistica, e che è uno dei temi decisivi de I promessi sposi, soprattutto grazie a Lucia: sull’argomento, pagine illuminanti ha scritto Ezio Raimondi (Il romanzo senza idillio. Saggio sui “Promessi sposi”, Torino, Einaudi, 1974; il capitolo “Il miracolo e la speranza”).

 

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