Non basta la versione (extended)

[Questa mattina, su edscuola ho pubblicato alcune note sulla nuova prova mista di greco-latino per l’esame di Stato (o, come piace ancora a molti dire, di “maturità”): le riprendo e le approfondisco.]

Con la proclamazione, nella diretta Facebook del Ministro Bussetti, delle materie oggetto della seconda prova scritta, si presenta una nuova occasione mediatica per accorgersi che l’esame di Stato del secondo ciclo è cambiato in alcune parti fondamentali, e per dare evidenza ad alcuni di questi cambiamenti. Il Decreto del Ministro, che ha accompagnato l’annuncio, introduce importanti e nuove modifiche per la conduzione dell’orale; erano già previsti, invece, i cambiamenti nella prima prova scritta, quella d’italiano, e quelli riguardanti la seconda prova scritta.

Vorrei dire, prendendola forse alla lontana, due parole sulla seconda prova scritta per il Liceo classico.

Che la versione di un brano, scelto in piena arbitrarietà e senza alcuna forma di contestualizzazione, fosse il modo migliore per dar conto del percorso di formazione liceale nella conoscenza della lingua greca e latina, la scuola italiana se lo è chiesto da parecchio tempo: una domanda, del resto, connessa con le stesse caratteristiche dei percorsi formativi, segnati da ore e ore di grammatica prescrittiva al biennio iniziale e dal rito della versione per casa al triennio (cui si aggiungevano le ore dedicate ai testi letterari, gli “autori”). Due piccoli esempi personali: mi è capitato due volte che mi siano state richieste prestazioni più articolate della versione, e -non per caso- si è trattato anche delle occasioni più importanti, per varie ragioni e in diverse stagioni. La prima volta è stata – ero studente all’ultimo anno del Liceo – al Certamen Classicum Florentinum, quando, oltre che la traduzione dal greco al latino, svolsi anche un libero commento al testo; la seconda volta, qualche anno più tardi, fu al concorso ordinario, dove pure mi fu chiesta la versione dal greco al latino con commento, e, per latino, una traduzione con commento. In entrambi i casi qualcuno supponeva che ci fosse da andare oltre la traduzione, per vedere cosa effettivamente sapessi dei testi che mi venivano proposti.

Nei miei primi anni d’insegnamento, poi, nell’ambito dell’insieme di sperimentazioni “Brocca” per i Licei classici (argomento, quella stagione di sperimentazioni al Classico, che meriterebbe riflessioni a sé stanti), la seconda prova scritta dell’esame (prima della riforma del 1998/99), molto cautamente peraltro, prevedeva una sezione (aggiuntiva) di commento, oltre alla versione. Non si è andati più in là, però, mentre nel frattempo tante cose sono cambiate. Nella pratica didattica, la necessità di pensare ad un curricolo quinquennale nel percorso sulle lingue classiche è andata insieme con la possibilità di costruire percorsi fondati su presupposti diversi rispetto alle grammatiche prescrittive (anche se in questo senso c’è tantissimo da fare, ed è un tantissimo che consentirebbe di ravvivare i percorsi formativi alla luce dei risultati della ricerca linguistica: su questo mi permetto di rimandare ad una mia esperienza didattica ispirata da un lavoro di Renato Oniga); le Indicazioni nazionali del 2010 hanno poi dato una cornice di riferimento condiviso al ripensamento del percorso quinquennale in latino e greco. In tutto questo, negli ultimi anni si sono moltiplicate le possibilità di lavoro, ma anche quelle di scorciatoia (alzi la mano chi non ha visto passare su Whatsapp o altri social le traduzioni delle “versioni per casa”) legate alle nuove tecnologie.

Ma la versione, lei, è sempre rimasta: più o meno lunga, più o meno di autore noto, più o meno difficile.

Fino ad oggi, almeno: perché a giugno ci sarà la nuova prova, che mediaticamente è definita “mista”, e che potremmo definire “traduzione con contestualizzazione”. A tal riguardo, alcuni primi esempi sono stati forniti dal Ministero a dicembre. Vediamoli.

La prima traccia è di greco-latino: in greco, dunque, il testo da tradurre ed in latino (con traduzione in calce) il testo del secondo. Il teso greco è preso dal trattato, attribuito a Plutarco, Sull’educazione dei figli; quello latino è un passo della Lettera 9 a Lucilio di Seneca.

Il testo greco è preceduto da alcune brevi annotazioni sull’opera e l’autore. Il passo da tradurre è preceduto e seguito dalla traduzione italiana di quelli che sono chiamati “pre-testo” e “post-testo”, che servono alla sua contestualizzazione. Le righe da tradurre sono poco più di 9 e richiedono un certo impegno specialmente in ambito sintattico.

A seguire, è fornito in originale e poi in traduzione italiana il testo di confronto.

Vengono infine i tre quesiti, per i quali si chiede uno sviluppo di 10/12 righe ciascuno (o 30/36, se rifusi in un’unica trattazione): il primo detto di “comprensione/interpretazione” (un confronto sul tema “frasi esemplari” dei due testi); il secondo di “analisi linguistica e/o stilistica” (quesito generico sulle modalità di narrazione, per il quale vengono forniti alcuni spunti di sviluppo); il terzo, di “approfondimento e riflessioni personali” (a partire dal lessico della serenità).

I tre quesiti sono proposti sul modello di tracce di riflessione sui brani degli autori, che accompagnano i libri di testo in adozione nei Licei: rileviamo che essi puntano su aspetti complessivi d’interpretazione, con qualche elemento più puntuale richiesto in ambito lessicale e (volendo) retorico, ma senza particolare approfondimento sulle questioni sintattiche del passo attribuito a Plutarco.

La seconda traccia è di latino-greco, e non ne abbiamo da dir molto, perché si tratta degli stessi testi di cui si è discusso sopra, solo che qui il passo da tradurre è quello di Seneca. Diciamo solo che il testo da tradurre è di 9 righe, è preceduto da alcune informazioni sull’opera (peraltro una delle più note di un autore cui molto tempo è dedicato nell’ultimo anno di corso) ed è seguito dalla traduzione in italiano della sua continuazione. Aggiungiamo che, nel complesso, si tratta di un testo di un certo impegno sintattico.

Riassumendo: questa traccia mista, per svolgere la quale sono assegnate sei ore (e non più quattro) si compone di:

a) sezioni d’inquadramento iniziale e finale del testo;

b) un testo da tradurre, lungo circa la metà delle tradizionali versioni d’esame;

c) un testo dell’altra lingua, in originale e con traduzione;

d) quesiti di comprensione, analisi e interpretazione personale.

E dunque? Si può dire che le varie sezioni di cui si compone la “nuova” prova permettono di disporre di più indicatori di competenze, linguistiche e non solo, valutabili e, soprattutto, valorizzabili, rispetto alla tradizionale versione. I tre quesiti, in particolare, possono consentire anche a chi non abbia reso puntualmente il testo di dare ragione di alcune sue caratteristiche, di contenuto e di stile. Aggiungiamo che la traduzione stessa, attraverso lo sviluppo dei quesiti di riflessione e commento, può diventare oggetto di un pensiero ulteriore da parte dello studente. Abbiamo notato anzi come manchino quesiti specificamente linguistici, che potrebbero risultare utili per aiutare lo studente a focalizzare meglio il suo lavoro sul testo.

Diciamo dunque che la prova, così congegnata, mette meglio in evidenza i fattori che caratterizzano il curricolo sui testi di uno studente di Liceo classico. Rimane, certo, intatta la questione del modo con cui far meglio incontrare i frutti della linguistica contemporanea anche con il percorso liceale sugli studi classici. Ma il passo in avanti è evidente.

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