una sera di marzo, Gianni Mura, il nodo d’amicizia ed un concorso di scrittura

Andando avanti con gli anni, ci sono cose che si scoprono “dopo”, dopo che le hanno scoperte altri, dopo che sono diventate importanti o urgenti -grandi o piccole che siano. Io avevo sì ascoltato qua e là le canzoni di Gianmaria Testa, ma per fermarmici sopra, apprezzarle, comprare i CD e metterli in auto -per quello, c’era voluta un’occasione in cui qualcuno ne aveva parlato e mi ci aveva introdotto: del resto è sempre così, anche a scuola, uno che abbia la pazienza di raccontarti una sua passione qualcosa ti lascia.

L’occasione era in realtà un tardo pomeriggio di inizio marzo nel quale, invitato da Franco Calabretto, Gianni Mura parlò al pubblico del Ridotto del Verdi del suo rapporto con la musica, con i cantautori soprattutto, facendo ascoltare brani di canzoni e poi riflettendoci sopra; tra gli altri pezzi, ad un certo punto ci propose I seminatori di grano di Testa, e di lì nacque il mio più attento interesse (una canzone che fece nelle settimane successive da contrappunto -ancora non lo sapevo, quella sera-  alla mia progressiva comprensione di un mutamento fondamentale nella mia vita).

Eravamo lì, ad ascoltare Mura -che parlò al pubblico quasi due ore e che avrebbe potuto benissimo tenere il pubblico altrettanto tempo, quella sera- per proporgli di fare da Presidente di Giuria ad un concorso di scrittura creativa che era appena nato, e che per quelli che eravamo lì (e dopo dirò chi eravamo)  significava molto. Il concorso si chiama Scendincampo: Raccontare di sport, e dico si chiama perché c’è ancora, è ancora organizzato dal Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone.

Insomma, ci eravamo riproposti di parlarne a cena, e sotto una classica pioggia marzolino-naoniana io, Sergio Bolzonello, Franco Calabretto, Roberto Vicenzotto [n.d.r.: Roberto ha letto il post e mi dice che quella sera non c’era; è vero, in effetti, ma per tante ragioni che sappiamo è come se ci fosse stato] e Stefano Basso accompagnammo Mura al Favri di Rauscedo.

Della sera potrei dire diverse cose, che si mescolarono: lo stupore di Mauro D’Andrea nell’accoglierci e la visita in cantina che Mura fece con lui (per me fu la sera in cui capii definitivamente perché Gravner è Gravner, e non c’è altro da aggiungere); le notizie che ci giungevano dell’ennesima figura barbina dell’Inter manciniana in Champions; le gare a chi ricordava più località della nostra regione terminanti in -acco, poi in -icco, poi in consonante finale (Mura le vinse tutte); i dubbi di sostenibilità sul mercato  del  nuovo quotidiano sportivo che stava per nascere in Italia; le riflessioni sulla vicenda di Marco Pantani…

…ma la cosa più importante fu l’accettazione, spontanea e immediata, della proposta che facemmo a Mura. Da quella sera Gianni Mura divenne, ed ancora è, Presidente di Giuria di quel concorso. Ci tenevamo, quelli lì che eravamo lì, perché quel concorso -scrivere un testo narrativo legato allo sport, l’argomento- era un modo per ricordare un amico che non c’era più, un amico che si chiamava Paolo Lutman.

Oggi c’è stata la premiazione dei vincitori dell’undicesima edizione del concorso; molte cose sono cambiate negli anni -immutata è la squisita disponibilità dei Dirigenti del Liceo, prima Sergio Chiarotto ed ora Teresa Tassan Viol-, molto siamo cambiati noi, quelli che eravamo lì, quella sera di marzo: ma resta la forza di quello che significa, e fa fare, quel nodo essenziale e pulsante dell’esistenza, che è l’amicizia.

E Gianmaria Testa lo ascolto sempre.

 

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