La cura del fragile equilibrio

Il.posto dove è stata scattata la foto è il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto (che è già nel nome cosa su cui riflettere: “Oltre il mare”, la terra che tu,  miceneo,  acheo,  tessalo e altro ancora, trovi dopo essere sbarcato venendo via da carestie guerre contrasti politici) . Ci si arriva uscendo dalla Statale 106, passando in mezzo a casolari abitati da giovani africani che son qui per lavorare la terra, e tra le case anni Settanta figlie di una stagione di ottimismo di turismo da vacanza al mare.  

Il Museo è moderno e ben tenuto e le sale sono climatizzate; pure gli scavi archeologici di Metaponto e di Tavole Palatine sono ben in ordine. Gli scavi non hanno vigilanza,  il Museo non ha nessuna pubblicazione da fornire o vendere, salva la squisita cortesia dei bigliettai. Insomma, si fa il massimo con risorse palesemente limitate: ma si fa. Naturalmente di app per le visite non se ne parla (non ho fatto la prova dei PokemonGo): dico questo per segnalare delle possibilità, dato che Museo e scavi sono davvero straordinari. E in fondo Matera -quella che giustamente sarà capitale europea della Cultura nel 2019- dista poco più di mezz’ora.

E dico questo anche per dire che queste due cose -museo, scavi-, che a un classicista come me danno entusiasmi di vario tipo, le abbiamo raggiunte non già astraendo dal mondo (come una certa e bamboleggiante idea di classicismo ancora suggerirebbe), ma standoci ben dentro: dentro i difficili collegamenti stradali,  dentro le colate di cemento anni Settanta, dentro i raccoglitori senegalesi e i tagli ai fondi per i beni archeologici.

E tra le meraviglie esposte a Metaponto c’è il vaso di cui vedete sopra un’immagine. Sta nella sezione dedicata alle cose di vita quotidiana -qui è la sezione sul corteggiamento. Ma la metafora mi pare valga più in generale.

I due Eroti che vedete stanno su una specie di altalena appoggiata, si direbbe, sul niente.  Però, su questo niente stanno in equilibrio, guardandosi e tenendosi con un drappo: sottile e fragile, ma necessario.

È -per me- una bellissima immagine dell’amore di coppia, ma -appunto- la vedo anche come una metafora del nostro vivere umano: i rapporti, che ci danno un senso nel fragile equilibrio su qualcosa di ignoto, vanno curati. Guardandosi. Insieme.

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