Diciotto marzo, prova scritta

Il 18 marzo del 1991 pioveva comodamente, proprio come oggi, un po’ meno freddo.
La sera  prima ero tornato da un raduno di giudici di pattinaggio artistico a San Benedetto del Tronto, avevo fatto ore piccine e viaggiato assai, eppure la mattina del 18 ero alle 8 nella sede del Provveditorato agli Studi di Pordenone per fare la prova scritta del concorso ordinario per la classe A043, insomma materie letterarie per le scuole medie. Oggi dico eppure, allora nemmeno ci pensavo, del resto avevo 26 anni. Allora.
Quel giorno feci il mio tema-saggio sulla presentazione a una classe di un libro di Stefano Benni, “Baol”. Oggi pensavo a quanto sono cambiato io, ai libri che scrisse poi e alle cose che poi fece Benni, e potrei scrivere tante cose, e non tutte mirabili a proposito di me e di quello che poi feci e forse delle cose che Benni poi scrisse (sul fece non mi pronuncio) ma mi piace ricordare un passaggio del capitolo finale di quel libro, che mi pare dica qualcosa di buono per un oggi che tanto buono non pare. Dunque: il protagonista entra in un locale, un posto anonimo, solo che il pianista…”se esiste un’anima, beh, sta suonando con quella”.
Ecco, se etc etc, ma la mia musica così la vorrei suonare.

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