Capri, colpe, responsabilità

I politici ovviamente.
Gli statali.
Quelli dell’ altra generazione (dalla propria).
Quelli che vogliono le province.
L’IMU.
Lo spread.
Quelli che non vogliono le province.
Il Sindaco.
Il Presidente della Provincia.
Quelli che non hanno capito e non ci hanno votato.
I vicini di casa.
Quelli dalla movida (movida movida???).
Quelli che vanno a nanna presto.
(Qui, aggiungete a piacere).

Mi basta leggere l’aggiornamento di status su Facebook dei miei contatti naoniani, in un domenica consueta di questo tempo inconsueto, per estrarre un breve elenco di colpevoli. Di cosa? Di un contributo di qualche genere a questo tempo che non va. Qualcuno da punire in qualche modo, e le cose andranno meglio.

È una roba seria e antica, la ricerca del capro espiatorio. Essa salda contro qualcuno una comunità: gli Ateniesi, nella loro geniale opera di costruzione della comunità sopra le ancestrali strutture antropologiche, lo avevano capito e si erano inventati l’ostracismo: una volta l’anno, votazione del capro dell’anno, via dalla polis per un anno e l’anno dopo nuovo giro.
Ma noi siamo postmoderni, e il capro espiatorio non fonda le comunità, ma solo lo spazio di sfogo solipsistico di un post e di
una manciata di like.

Prossimo giro, prossima colpa e prossimo sfogo nel prossimo post. Altrove, in Rete (che non è una roba sola) si parla di responsabilità e di costruzione di reti sociali, ma fa più difficile. Ma si sa, per aspera ad astra, no?

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