Twittami e dimenticami (a margine di piccoli equivoci in riva al Noncello)

È capitato anche nella piccola sfera naoniana, che un protagonista delle, grandi o piccole che siano, vicende politiche locali abbia espresso live i suoi giudizi cinguettosi su una discussione in corso , e che dopo qualche ora li  abbia cancellati -quando ormai quei giudizi avevano trovato i loro lettori e prodotto le loro conseguenze. È capitato e continua a capitare, a Pordenone e ovunque, in politica e ovunque.
Cose che capitano, appunto, come effetto della combinazione tra un intento comunicativo nuovo e una sociologia comunicativa secolare. L’intento comunicativo è quello impressionistico, situazionale che origina il Tweet; la sociologia è quella che accompagna la parola scritta dai tempi, come voleva Havelock, di Platone, per cui le parole posano e michelstaedterianamente pesano.
Insomma, io affido al Tweet la parola che dovrebbe sciogliersi e volare, ma essa, una volta scritta, resta, perché un lettore e una cache di Google ci saranno sempre a dare una forma diversa a quanto comunicai. Un bell’affare, e forse anche per questo a #sotn2012 si è parlato molto del diritto all’oblio come di una dimensione irrinunciabile.

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