quattro cose (dopo una cena di maturità)…

…ai miei allievi di III B, dopo la cena di classe di ieri sera  (una cena di buona conversazione, aneddoti, riflessioni serie -non entreremo in nessun cast di film del sottogenere maturità, temo). Ma prima delle quattro cose, grazie per tutti i momenti nei quali, in questi tre anni, mi avete dato da riflettere, su come fare -ed essere- in un’altra maniera. E poi, lo so: ciascuno di voi ha il suo momento -personale- in cui ha fatto fatica a capire che volessi da lui: ma anche il momento in cui ci si è capiti -anche sorprendentemente, magari (e magari vi capiterà anche più avanti, o capiterà a me).

Insomma, le quattro cose, per il futuro, che riprendo dalla nostra conversazione dell’ultimo giorno di scuola.

Prima cosa. Datevi da fare per dire sempre parole di cui siate pronti a rispondere senza esitare: parole vostre, precise e discernenti, intrise del vostro senso di responsabilità. Le parole giuste da dire nel momento in cui vanno dette -non ho detto quelle “vere”, ho detto (ed è roba più importante) quelle “giuste” (e voi che avete fatto il classico sapete che Dike non scherza).

Seconda cosa. Non presumete mai di sapere tutto -su niente. Nemmeno sulla cosa che sapete meglio e più di tutti. C’è sempre un dettaglio di mondo che racconta daccapo un mondo (abbiamo letto Gadda, no?).

Terza cosa. Fate esercizio a tenere, sempre, un angolino di voi che si permetta di guardarvi da fuori, che non si faccia schiacciare dall’infinita e pavloviana serie di reazioni automatiche alle cose del mondo.

E, quarta: fate sempre il vostro meglio. Non la perfezione, ché quella alla lunga finisce col diventare una scusa per non fare. Il meglio, laddove siete, con quello che avete, con quelli che avete.

Bene: in bocca al lupo per l’esame, e poi fuori, a conquistare il mondo, che ha bisogno che voi gli vogliate bene: e ne siete capaci.

3 pensieri riguardo “quattro cose (dopo una cena di maturità)…

  1. Sa, prof, a 19 anni credo che queste siano proprio le parole che un ragazzo vorrebbe sentirsi dire. Parole semplici, oneste, pesate, misurate, che infondono speranza. Gli anni del liceo sono volati, e il suo articolo lo fa rivivere tutti, con un sorriso. Grazie per avermi fornito la chiave per aprire la porta che contiene tutti i ricordi, tutti i momenti, tutti gli episodi dei cinque anni di scuola appena conclusi. La magia di questo tempo si mescola alla nostalgia, l’ansia per un esame ormai alle porte, si mescola con la trepidazione per un futuro, ormai dietro l’angolo. Grazie. Grazie per aver intercettato il mio pensiero e i miei stati d’animo, che sono sicuramente quelli di molti suoi alunni. Grazie, grazie di cuore.

    Matteo Troía, studente al liceo Grigoletti, ormai prossimo alla maturità.

  2. Concordo totalmente con queste “quattro cose” (o consigli), proposte con la giusta ‘auctoritas’ da un futuro Dirigente Scolastico…
    Spero che tale autorevolezza rimanga anche in futuro, senza tramutarsi in autoritarismo miope e ottuso, tipico di tanti D.S. della nostra provincia!
    Auguri

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