Pordenone che quest’anno ha letto

I cinque giorni di pordenonelegge.it sono passati, tramite loro si è pure trascolorata in autunno l’estate tardiva, si sono cominciati i primi bilanci snocciolando i passaggi usuali -presenze, meteo, file.

A me sembra che la manifestazione, quest’anno, abbia messo in evidenza questo: Pordenone. Che legge (e lo si vede: città di dimensioni  simili, con un egual numerdo di librerie attive, non ce n’è tante in giro per il Nord Italia), certo, ma che, soprattutto, si prende cura di sé attraverso il suo Festival. C’è un tessuto diffuso di persone che si prendono in carico un segmento dell’iniziativa (un incontro, un’accoglienza, l’accompagnamento di un ospite), un tessuto intergenerazionale (la cui più lampante evidenza è rappresentata dagli “Angeli”, la Pordenone giovane che intreccia le trame del funzionamento degli appuntamenti; aggiungo: giovani che accolgono col sorriso piccole, medie e grandi intemperanze, quando capitano)  che si attiva e viene attivato dal Festival. Un indizio forte di questo lo si percepiva muovendosi tra gli incontri del mattino, tra mercoledì e venerdì: non solo affollati (per quello, in fondo, ci vorrebbe poco) ma animati, vissuti, partecipati dagli studenti -dai cucciolini negli Spazi Munari e Rodari, ai cuccioloni al San Francesco. E basta che chiediate riscontro a chi c’era, per avere il tono di presenze non puramente numeriche.

C’è la Pordenone che legge, la Pordenone che ha letto molto, la Pordenone che leggerà, insomma, in una tramatura fitta per cui leggere è Pordenone, e Pordenone è leggere -e di Festival letterari altrove ne ho visti parecchi, e di belli, ma questa cosa qui trova qui un elemento specifico, la manifestazione di cosa sia davvero “territorio” (una condizione storico-geografica nella quale vengono messe a fuoco e vissute, partecipate, questioni globali).

Una tramatura fitta di relazioni che tiene unita la ciità nei luoghi di raccordo -gli sguardi complici tra quanti attraversavano i Corsi, opiazxza XX settembre- e che comincia a farsi strada in quello che è facile immaginare, in futuro, sarà l’ulteriore elemento di relazione “calda”: la narrazione, la partecipazione, la condivisione del vissuto tramite la Rete (l’hashtag #pordenonelegge su Twitter, ad esempio), a dare sempre più intensità (e speranza: perché di qui viene sapere, cultura e dunque, e pertanto, e per forza -altro che carmina che non dant panem- lavoro e ricchezza) al capitale civico che i cinque giorni che avviano l’anno, che ritessono la città, portano con sé.

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