buon onomastico

Non gli dispiacevano i compleanni. Non che amasse andare al telefono a rispondere alle chiamate d’auguri, ma apprezzava le visite, specie quelle di noi nipoti, e tra queste in maniera specialissima quelle dei più piccoli, indisciplinati e schiamazzanti -e quindi, ai suoi occhi, indiscutibilmente adorabili (le loro mamme, le sue figlie, se ne facessero ragione). Con l’andare del tempo, ad ogni compleanno coglievamo il lampo d’orgoglio negli occhi, la vigorosa sorpresa di avere aggiunto un anno ancora ad una conta ragguardevole.

Non gli dispiacevano i compleanni, ma gli piaceva molto, molto di più il giorno del suo onomastico, il 29 giugno, che spesso festeggiavamo insieme. Penso -è una cosa, una delle tante, che non gli ho mai chiesto, e nemmeno credo avrei mai avuto idea di chiedergli, nei nostri pomeriggi a parlare dei tempi d’oro del ciclismo, della prigionia in Germania, dei leoni d’Etiopia e delle grondaie in rame- che fosse per come quel suo nome si declinasse nella trama di lingue che lo attraversavano.

In italiano suonava netto, secco, roccioso appunto, l’immagine del pater familias affidabile e inattaccabile che riteneva di dover rappresentare.

Nel dialetto di casa -vicentino dentro le mura-, privo della “t” aveva la rotondità blanda (e talora infida) delle conversazioni di famiglia, a partire dalla conversazione per eccellenza, quella con sua moglie, che Piero lo chiamava e che Gina veniva da lui chiamata, né mai diversamente tra loro si chiamavano.

E poi c’era la lingua peduta dell’infanzia, recuperata per noi nipoti nel retro di una fotografia datata 1912: “Piareto”, pronunciato con l’affetto dovuto alla piccola peste, quel bambino con lo sguardo gentile e sfrontato, coi calzoni corti e la zazzeretta impertinente, che stava ad annusare la vita, coi suoi 10 anni, tra le due severe ed impettite sorelle, i due austeri genitori, il bellissimo e malinconico fratello maggiore, il Leone ragazzo del 1899 e come tanti suoi coetanei destinato a venir inghiottito ragazzino dal fronte del Piave.

Portare, in testa al mio, un pezzo del tuo nome è una delle schegge scintillanti della vita che mi è capitata. Buon onomastico, Piareto.

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