la scuola, l’acqua, lo champagne

Quello che Mariastella Gelmini dichiara al pubblico in merito alle cose di scuola è tendenzialmente abbastanza noto, ed insomma quello che ha dichiarato ieri sera al programma di Fabio Fazio è per me -come per molti altri “addetti ai lavori”- non sorprendente. Che giudizio se ne abbia, non è conto, qui.

E’ invece stato, per me, più istruttivo prestare attenzione alle domande di Fabio Fazio, e, ad un certo punto, ai riferimenti conversazionali. In particolare, uno mi ha dato da pensare…

…ed è stato qua l’uomo televisivo ha tirato fuori la similitudine dell’acqua. Aveva in mente, lui, la questione dell’acqua pubblica, e gli è venuta una cosa così: beh, bisogna garantire la scuola pubblica come l’acqua pubblica, poi se uno vuole si cerca l’acqua minerale. L’acqua minerale, immagino (il contesto comunicativo era inequivocabile) era la scuola privata, ed insomma per Fazio la scuola pubblica è l’acqua pubblica e la privata è qualcosa di meglio, ma chi vuole se la paghi.

Mica tanto, caro Fazio. Non tiene, il tuo paragone con l’acqua: la scuola pubblica (della privata qui non è argomento) è l’acqua, ma anche l’acqua minerale, ed anche lo champagne, ed è anche -se mi passi questo riferimento di valorizzazione territoriale- il Cabernet di Gravner che una volta che l’hai bevuto hai avuto accesso ad un altro livello di esperienza del reale…ed è qui che sta la differenza tra la scuola e tante altre cose.

Una differenza non da poco.

10 pensieri riguardo “la scuola, l’acqua, lo champagne

  1. E il Barbera… non lo vogliamo citare insieme agli altri ‘luoghi comuni’ (e un po’ banali) sull’attuale Scuola italiana?
    Forse con il buon Berlinguer ministro della P.I. e con la sua famigerata ‘autonomia scolastica’ (ovvero chi lecca più il culo al Preside più incentivi ha a fine a.s.) era solo champagne (con le bollicine delle bustine) nostrano?
    Brutta cosa la memoria corta e a ‘tempo’…

  2. Il mio commento (già off-topic secondo il tuo insindacabile giudizio?) era semplicemente un promemoria per i soliti distratti blogger anti-Gelmini a prescindere…
    Se poi uno vuol fingere di non capire il senso di tutto ciò; allora il mio discorso è, logicamente, oscuro e off-topic!
    In realtà la Scuola pubblica italiana è stata già svenduta e dismessa dai provvedimenti ‘aziendalistici’ e liberistici di puro mercato, voluti da Berlinguer & Co.

  3. Gentilissima, dimora in me ancora la convinzione che tra il testo del mio post ed i tuoi commenti s’apra uno iato. Niente di grave, capita, è una passeggiata nei boschi narrativi.

  4. Carissimo Piervincenzo.
    mi piace il tuo stile così urbano ed evocativo (“i boschi narrativi” sono forse il natural effetto di troppo champagne?); tuttavia lo iato c’è anche in te e si tratta di una tua lieve incongruenza tra la forma (chiara e sempre piacevole del tuo scrivere) e i contenuti alquanto iperbolici e soprattutto silenti sui precedenti storici ante-Gelmini: perché non riesci proprio a ricordar il buon (eufemismo!) Ministro della Pubblica Distruzione (della Scuola pubblica, ridotta ora a semplice diplomificio pseudo-aziendale!) Berlinguer?
    Proprio non rimembri cotale nefasto nome?
    A presto
    Con simpatia 🙂

  5. … alquanto criptico e interessante il tuo ultimo messaggio (forse c’è un lieve sentore di Barbera…), però risparmiami almeno il riferimento al finto buonismo di Fazio, il quale ha ben cavalcato la demagogia assieme al suo amico, novello Savonarola, Saviano (hai per caso letto l’illuminante saggio di Alessandro Dal Lago, “Eroi di carta”? Aiuta contro i nefasti luoghi comuni di certi liberal mediatici) e perciò ora li evito accuratamente: attento al facile contagio fazio-savianese!
    Notte
    🙂

  6. Il finale di tale impossibile dialogo (in effetti al politico si dà sempre ragione…)l’avevi già scritto tu da tempo, quando continuavi a tergiversare nei ‘sentieri retorici e buonisti’ di un trito e ovvio politichese (certi ‘vizi’ diventano necessari ancghe a termine mandato!)…
    Prosit
    🙂

  7. Interessante questa cosa…io, invece, avevo trovato abbastanza azzeccata l’immagine dell’acqua: tutto sommato, non è vero che l’acqua di rubinetto sia “meno buona” di quella in bottiglia, che invece è “qualcosa di meglio”. Questo assioma non mi pare dimostrato. Anzi, a pensarci bene, ci sono acque in bottiglia che hanno un sapore proprio pessimo, e io non le comprerei mai, così come l’acqua del rubinetto può essere eccellente. Come la scuola, insomma, pubblica o privata che sia, può essere ottima o mediocre.

    Quello che fa la differenza tra l’acqua in bottiglia e quella di rubinetto è, molto spesso, qualcosa che non ha nulla a che vedere con la qualità intrinseca di quello che si beve, ma con altri parametri. Per cui, se ho ospiti a cena, mi sembra più bello e più elegante mettere in tavola l’acqua della bottiglia, mentre se sono sola in casa bevo tranquillamente a canna dal rubinetto del lavandino.
    Nella stragrande maggioranza dei casi che conosco, succede lo stesso nella scelta di una scuola pubblica o una scuola privata per i propri figli. La scuola privata è percepita come “migliore” per ragioni che hanno tutto sommato poco a che vedere con la qualità dell’istruzione impartita. La scuola privata è migliore perché ha l’auditorium nuovo, perché c’è qualcuno che sorveglia i bambini fino a pomeriggio tardi se i genitori non possono andarli a prendere prima, perché l’ambiente umano è più selezionato e quindi ci sono meno stranieri che non parlano la lingua e (sembra molto cinico dirlo ma è così)il livello economico di chi ci si iscrive è più uniforme e orientato verso l’alto, con tutti i vantaggi che ciò comporta. Cos’ha a che vedere, tutto questo, con ciò che la scuola è concretamente? Nulla, tutto sommato. Oppure tutto, a seconda dei punti di vista.

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