socialità che si alimenta

Sui banchi del Consiglio comunale, all’inizio della seduta di oggi sul bilancio preventivo (l’ultimo di qusto mandato amministrativo che volge alla sua conclusione), tutti noi consiglieri abbiamo trovato modulo di adesione e scratch card per accedere al Wireless civico.  Ho restituito card e domanda all’impiegato che raccoglieva i moduli -la card l’ho in tasca da giugno, in effetti.

E poi ho insegnato ad un paio di colleghi a collegarsi alla rete tramite il wireless.

E poi su Fb abbiamo commentato i lavori del consiglio…piccole forme, direi, di socialità che si alimenta e si sostiene.

Cose da poco, nugae? Proprio non credo.Cose che piano cambiano antiche ritualità comunicative (adesso, qualcuno che sta parlando mi guarda, e sa che va su Twitter, e che qualcuno lo legge adesso, e insomma la ritualità monolitica si tinge di trasparenza…)

contrattazione padovana

Mercatino di Piazzola sul Brenta, accenti che arrivano diritti dalla campagna veneta della mie visite d’infanzia ai parenti della nonna.

Una signora sui sessanta prende in mano un collo di pelliccia -volpe, oserei dire.

Cossa vienla? (chiede alla venditrice)

-…………(non riesco a sentire)

Me la daghi par sento…

Par sento me la porto a casa, con quei schei non compra neanca una maia de lana.

Va bon alora. La porti a casa, sala, ghe dago otanta el mese prosimo.

 

 

 

 

qualchevolta

Benedetta è tornata entusiasta da una lezione sull’alimentazione. Nessuno, in famiglia, ha potuto sottrarsi alla sua lezione sui cibi amici ed i cibi non amici.

 A metà pomeriggio, si è diretta come niente verso la tavoletta di cioccolato bianco, la schifezzona per la quale lei ed io stravediamo.

“E allora, come la mettiamo coi cibi amici? Questo mi sa che non lo è tanto.”

“Ma ci hanno detto che qualche volta si possono mangiare.”

“E allora?”

“Allora adesso è una qualchevolta“.

verso la mezza età

Qualche anno fa (almeno: mi pare che fosse qualche anno fa), il venerdì pomeriggio rientravo a casa, mi riposavo un po’, e poi ero pronto per il venerdì sera.

Adesso, il venerdì pomeriggio vorrei (ma non posso) riposarmi, e la sera sono pronto per il venerdì sera -a riposare, possibilmente.

Tra un po’ (almeno: spero che sia tra un po’ -se possibile, non proprio così poco po’), il venerdì pomeriggio vorrò (ma non riuscirò) evitare di (schiantandomi) riposarmi, e poi sarò pronto per il venerdì sera -dei miei figli.

test(er)

Negozio di prodotti per l’igiene vicino a casa, entro con Benedetta a prendere due cose.

Alla cassa, davanti a me, una coppia.

La commessa dice:

-Scusate, non potete aprire i prodotti per provarli. C’è il tester. Se non c’è il tester, potete chiedere a me.

Il lui della coppia:

– Tu sei alla cassa. Fai il tuo lavoro alla cassa.

-Il mio lavoro è alla cassa e coi clienti. Noi puoi aprire i prodotti, non sei a casa.

-Sei cattiva. C(…)o.

Ed escono.

Una storia di ordinaria, quotidiana maleducazione. Di quei piccoli gesti di ordinaria, quotidiana maleducazione che abitano le nostre giornate, ne convenite?

Ora, però, considerate. La commessa è bianca, la coppia è di colore (non ve l’avevo detto, eh?). Sinceramente (tanto è tra voi e voi): adesso, l’episodio, lo interpretate diversamente? Sì? No?  E come? E perchè?

Direi che è un bel test(er).

una perfezione

Mia figlia si è alzata ed è venuta a chiedermi un album per disegnare.

-E i compiti? Li hai finiti? (sono pur sempre un insegnante)

-Mi manca pochissimo, adesso ho una cosa più importante da fare. (una cosa più importante? Trasalisco: sono pur sempre un insegnante)

(dopo un quarto d’ora, mi affaccio da lei, che sta davanti all’album, chiuso, assorta)

-Finito il disegno? Posso vederlo?

-Non ancora papi. Devo aggiungere una perfezione.